domenica 3 agosto 2025

IPNOCRAZIA -La Bolla che Bolle

 Recentemente mi è capitato di leggere tre libri che mi hanno lasciato l’amaro in bocca e l’unica soluzione possibile per togliere il retrogusto è stato scrivere queste poche righe con la speranza che qualcuno prenda spunto ed approfondisca gli argomenti, magari sintetizzando una conclusione più ottimista.

I libri galeotti sono “La politica non serve a nulla” di Stefano Feltri, “la Democrazia non esiste” di Pier Giorgio Oddifreddi, e “Ipnocrazia” di  Jianwei Xun alias Andrea Colamedici. Ognuno di questi autori giunge a suo modo alla medesima conclusione ci troviamo in una bolla virtuale della realtà, tra un passato che stenta a passare e un futuro che non si intravede. Ciò che sembra non è, il non è non appare, ma è. La prima bolla di realtà è pensare che la politica attuale conti qualcosa, la seconda è che la democrazia in uso corrisponde con quella reale, terza ed ultima bolla che ingloba le precedenti è pensare di essere liberi nelle nostre decisioni mentre invece siamo ipnotizzati e non ci rendiamo conto.

La politica non serve a nulla

Stefano Feltri ci avverte che i luoghi effettivi delle decisioni non sono le vecchie istituzioni, parlamenti, governi, partiti, sindacati, Unione Europea sono simulacri di un presente apparente, luoghi in cui si rimaneggiano gli avvenimenti alla bella e meglio pensati e decisi in altre sedi. I vecchi fondamenti sono Incapaci di intravedere un futuro, all’oscuro del proprio ruolo originario, l’unica preoccupazione dei politici è prendere un voto in più degli avversari per andare al governo, ben sapendo che non hanno tanto tempo a disposizione, prima o poi dovranno lasciare lo spazio agli altri avendo mancato gli impegni. Le promesse restano tali si fronteggiano ad altre promesse senza che nessuno ne abbia a male, perché c’è sempre una ragione per il loro inadempimento, principalmente dovuta alle opposizioni. Un gioco delle parti ben noto.

Un lento degrado di credibilità

Caduto il muro di Berlino e con esso quella cappa fumogena che annebbiava tutto, da “mani pulite” in avanti abbiamo imparato a disprezzare i politici con dettagli puntuali, dalla “Prima Repubblica” alla Seconda abbiamo visto altre differenze, a volte ben peggiori. Negli anni Duemila con il libro di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo la “Casta” abbiamo scoperto le miserie umane dei nostri governanti. Inimmaginabili in alcuni particolari, dopo solo una quindicina d’anni, “mani pulite” appariva il gesto di Ponzio Pilato di fronte a una folla che non trovava spiegazioni alla sua decadenza continua.

Epilogo di questa parabola discendente è stata la rinnovata crescita dei populismi e la nascita del Movimento Cinque Stelle, venuto al mondo con l’intento di sanificare la politica attraverso l’onesta. Il politico sarebbe dovuto diventare un “Nunzio del popolo”, un portavoce e non un rappresentante con pieni poteri di delega nelle varie questioni. Avrebbe dovuto essere trasparente in ogni sua attività, ridursi lo stipendio, realizzare massimo due mandati legislativi, evitare cambi di casacca e per ogni decisione o proposta di legge avrebbe dovuto sentire la base elettorale.

Populisti alla bisogna

Contro questo ceto parassitario e predatorio, populismi di ogni sorta davano ricette mirabolanti, i partiti dovevano essere purgati con l’abolizione del finanziamento pubblico, ridurre il numero di parlamentari, rivedere il sistema elettorale, i grandi manager dello Stato dovevano avere un tetto al loro stipendio e rinvigorire le privatizzazioni pubbliche. E’ cambiato qualcosa?

Il falso Mito del PIL

Il mito della crescita permanente è stato il totem di questi anni, le varie finanziere che prefiguravano crescite dall’1,5 al 2% del PIL si sono verificate tracolli di previsioni. I modelli di previsione non si sono agganciati minimamente alla realtà, le aspettative sono sempre state esagerate, è stato un errore oppure un artificio per tranquillizzare, anestetizzare il sentimento popolare? Un rimando a tempi migliori che non arriveranno mai.

 Nella Realtà, è’ puramente fantasia pensare che la crescita possa essere infinita in un mondo finito. I paesi emergenti incombono sul globo instaurando un sistema di continua competizione, se tutto il mondo crescesse anche solo con i ritmi minimi dello zero virgola, il tracollo del pianeta sarebbe ad un passo da noi.  La sostenibilità di crescita nella green economy appare più che mai una chimera. Da un secolo e mezzo si continua a confondere crescita, sviluppo e progresso come la triade mistica di ogni salvezza.  

D’altra parte, il PIL è uno strumento utile per stabilire il benessere? La ricchezza che aumenta in termini assoluti poi si riversa in giusta misura nel welfare state? Pare proprio di no. I Dati Statistici Reali smentiscono clamorosamente questa idea virtuosa del PIL, negli ultimi decenni la ricchezza si è polarizzata clamorosamente, i ricchi sono diventati più ricchi ed i poveri più poveri mentre la classe media scivola verso il basso. Non corrisponde in alcun modo la crescita del Pil con l’equità sociale, ma i partiti continuano a giocare le motivazioni del proprio successo sulla crescita su questa fantasmagorica bolla, ma non è così 

Tecnocrazia Democrazia e Complessità

Tecnocrazia e Democrazia sono in evidente contrasto, laddove si previlegia l’aspetto tecnico ne viene meno la democrazia. Le competenze necessarie per un giusto equilibrio, per comprendere la Complessità di un mondo in movimento sono enormi, passano da una conoscenza economica, giuridica, sociale, geopolitica, ambientale, energetica di livello internazionale, quanti politici posseggono queste preparazioni, possono essere credibili?

Un mondo reale sfumato in una APP

Per capire un minimo come la politica è indietro anni luce dalla realtà basta fare alcuni esempi. Pensiamo alla Kodak arcinota fabbrica di materiale fotografico con migliaia dipendenti in tutto il mondo, ridotta ai minimi termini in poco tempo grazie alla nascita del digitale. Amazon non è una fabbrica, non produce nulla, è solo un centro di distribuzione mondiale di prodotti di ogni genere, attraverso un APP accessibile ovunque è possibile acquistare tutto e di più a danno di un’economia locale. Non ha semplicemente cambiato un sistema di approvvigionamento ma ha stravolto completamente un abito esistenziale. Se prima mi recavo dal gommista per comprare e fare un cambio gomme oggi posso farmele recapitare a casa. Che impatto ha sul territorio, in termini di lavoro, ambiente, socialità e soprattutto tasse? Un dei problemi decantati nell’Unione Europea sono i mancati introiti fiscali delle big company digitali. Come Amazon, Netflix, Uber, TripAdvisor, YouTube, Spotify, booking.com, Google, Facebook, Instagram, WhatsApp, Tik Tok, AIrbnb e chi più ne ha più ne metta.  Hai voglia a fare provvedimenti antitrust, mettere multe per fare un po’ d’ordine ed evitare concentrazioni di potere, oramai i buoi sono scappati, catturati, inscatolati, mangiati e digeriti, le sanzioni fanno solletico, danno fastidio come una puntura di zanzara. Le interrogazioni parlamentari per solleticare le simpatie dei tassisti contro Uber non fanno alcuna differenza. Così pure per Airbnb contestato da albergatori, continua ad agire con buona pace della politica, nazionale ed europea.

Il vuoto politico

In questo vuoto politico e di competenze sommato alla crescita dei paesi emergenti, tecnologia, innovazione, grandi capitalisti, imprenditori lavorano dietro le quinte cambiando il mondo all’insaputa dei più. I politici parlano, battibeccano, predicano su Tik Tok, FB, Instagram hanno a che fare qualcosa con la complessità, realtà? Quando ci rendiamo conto del cambiamento avvenuto in altre sedi è già tardi, fermarlo, moderarlo è un gioco di specchi, dove ciò che ti sta davanti è dietro, quello vicino a te è lontanissimo.

Qui non è in gioco la demonizzazione del cambiamento, della tecnologia, non stiamo valutando se Uber sia utile quanto o più la lobby dei tassisti, ma capire quanto la politica, i Renzi, Salvini, Meloni o Draghi di turno possono aver contato o contare nella vita reale. È più facile che Salvini realizzi il ponte sullo stretto anziché fermare Uber. Ma il bello deve ancora arrivare, Google Map già sta provando i sistemi di trasporto senza conducente, assicurano che nei prossimi cinque sarà possibile un servizio senza autista in qualunque città. 

I nuovi creatori di Realtà

I nuovi attori che stanno impostando il futuro si chiamano Google, Amazon, Facebook, Netflix. Il Regno di Google ha il 25% di traffico mondiale giornaliero, mentre uno su quattro cerca amicizie sulla FB, Nettflix assorbe il 40% di traffico serale.  FB appare come un Repubblica virtuale del mondo, in essa noi cediamo i nostri dati, le nostre foto private, i nostri pensieri, le nostre relazioni, preoccupazioni. Possiamo creare Gruppi, comunità, fare videochiamate, corsi. Non è lontano il giorno in cui FB si occuperà di salute per i suoi cittadini, battere moneta, fare assicurazioni, costruire un mercato proprio, finanziare progetti, insomma una comunità globale in cui tutto è garantito, aldilà del proprio paese di provenienza. L’unica possibilità per ogni singolo individuo è fare parte oppure no, scegliere di aderire cedendo tutti i gradi di intimità o starne fuori.

La Fondazione Bill Gate destina quasi tre miliardi e mezzo per sviluppo e ricerca contro il due e mezzo del nostro paese, Google quasi tre. Per non parlare dei sistemi satellitari per grossa parte in mano ai privati a rovina delle nazioni. Se un paese come il nostro vuole dotarsi di un sistema di difesa nazionale satellitare deve passare attraverso un privato come Musk altrimenti niente. Lo stesso privato che può permettersi di disattivarli a suo piacimento una volta venduti, vedi caso Ucraina.     

Il Niente che Nientifica

La politica ha ceduto i propri spazi pubblici di intervento a società commerciali private che hanno saputo approfittare in tutti i campi da quello produttivo, distributivo, lavorativo, economico e sociale in un circolo vizioso di concentrazione di potere. L’Antitrust è la foglia di fico, sentenze, multe, moniti, blocchi contro queste multinazionali arcimiliardarie sono un po’ di acqua fresca nel deserto. Sono meglio di niente ma non cambiano niente. Siamo nel Niente che Nientifica.

Se il capitalismo può fare a meno della politica non vale il discorso ribaltato. Addirittura, nelle visioni utopiche di ultra-capitalisti alla Musk prefigurano un mondo senza lo Stato, un anarco capitalismo dove il mercato nella sua dialettica di ricerca-offerta stabilizzi come una bolla d’acqua da carpentiere il piano orizzontale e verticale. Non c’è bisogno di altro, l’algoritmo pensa a tutto. Non occorrono le nazioni, i confini, territori, religioni, ogni bolla economica produttiva accoglie i suoi cittadini senza tante parole, basta cedere i propri dati e lasciarsi guidare.

La Democrazia non esiste

Nel libro di Pier Giorgio Oddifreddi c’è una attenzione matematica ai meccanismi democratici che risultano svuotati da ogni significato originario, pura forma fine a se stessa.  Sono molte le domande che in epoca contemporanea scaturiscono, a prescindere dalla Costituzione anch’essa non è più in armonia con l’evoluzione dei tempi.

Parlamentari e Deleghe a rappresentare

Innanzitutto, nelle democrazie parlamentari fino a che punto la Delega a rappresentare il popolo ha valenza, ci sono dei limiti? Ci sono materie che possono essere escluse? Ad esempio, oggi che la guerra non è più di trincea, di moschetti e granate con rischi ben prevedibili, ma fatta di armi nucleari potenzialmente devastanti per l’umanità, può essere una scelta demandata al politico di turno? Fare una preferenza di aumento delle spese militari sottraendo le risorse allo stato sociale, alla scuola, sanità, servizio pubblico senza una precisa e concreta evidenza di cosa si va a perdere, fino a che punto il politico, il governo ha un mandato? Il governo che dovesse subentrare potrebbe venire meno ad accordi importanti internazionali siglati precedentemente?

Gli Astenuti al voto, qualunquisti o cittadini consapevoli della Realtà

Soprattutto, data l’enorme sfiducia dei cittadini nei confronti della politica che si manifesta attraverso il non voto, è necessario un quorum minimo per poter essere Rappresentanti oppure basta un voto più uno del tuo avversario per prendere un seggio? Non si capisce perché per i Referendum esiste un quorum minimo di firme per essere proposto, un quorum minimo di elettori per essere approvato mentre per essere Parlamentare o fare un Governo no, pazzesco! L’elettore che si astiene al voto non ha alcun diritto di esistenza attiva alla vita cittadina oppure in qualche modo dovrebbe essere considerato? Eppure, anche i non votanti sono cittadini che pagano le tasse, si attengono alle leggi e concorrono alla crescita. Chi è in difetto, la politica che ha perso ogni affidamento o il cittadino che si vede piovere provvedimenti incomprensibili? Non sarebbe il caso di ridurre i parlamentari in percentuale dei votanti effettivi? Tutti i meccanismi utilizzati in questi anni per rafforzare la credibilità e partecipazione politica hanno determinato l’esatto contrario, sistema proporzionale, maggioritario, listini bloccati, preferenze annullate, doppio turno hanno pur qualche colpa nella disaffezione cittadina? E’ solo una questione di meccanismi elettorali oppure la sostanza delle problematiche non viene mai toccata?  Può avere una parvenza democratica reale una rappresentanza parlamentare a fronte di poco più del 50% dei votanti, per non parlare del Governo che avendo poco più della metà della metà dei votanti alle spalle decide per tutto il popolo, c’è una qualche obiettività concreta rappresentativa? In ultimo, ci sarà una soglia oltre la quale qualcuno prenderà a cuore il problema, oppure anche un piccolo 20% di votanti effettivi potrà designare un parlamento e un governo, sarà ancora una democrazia rappresentativa? Non sono in gioco le parole, ma la sostanza.

La Costituzione da attualizzare

La Costituzione non manca di dare risposte a queste domande, ma lo fa con un pensiero ed un contesto che non ha nulla a che vedere con oggi. Alle prime votazioni e fino ad una ventina di anni fa c’erano punte di partecipazione pari al 90% oggi che poco meno del 50% si astiene al voto, ha lo stesso valore? Tanto più, alla luce della portata delle tematiche che non hanno solo una dimensione locale, ma un impatto globale. Lavoro, pubblico impiego, sicurezza, sanità, scuola, ambiente, immigrazione, emigrazione soffrono di meccanismi globali, fluidi e veloci che non possono essere minimamente paragonati al 1948. Fare finta di nulla, mettere la polvere sotto il tappeto a chi giova? Fino a quando possiamo andare avanti così?

Ipnocrazia

In questo libro di Jianwei Xun alias Andrea Colamedici sembra accendere un faro sui ragionamenti precedenti per andare più in profondità. Di politica non ne parla, i meccanismi democratici non sono un problema, siamo entrati in un’era in cui saltano tutte le dimostrazioni ragionevoli, la razionalità di ogni singolo umano salta ed entra in gioco la Coscienza, lo stato emotivo, il profondo che è dentro di noi. La realtà è molteplice ed ognuno di noi è immerso in una bolla che lo rappresenta, uno stato di ipnosi da cui è impossibile rilevare alcun ragionamento sensato. Come in una condizione di trance ci muoviamo senza avere consapevolezza del qui ed ora, dei vantaggi e dei pericoli futuri, siamo nelle mani dello psicoterapeuta e a lui dobbiamo affidarci per togliere le nostre paure, frustrazioni e mancanze.

Ipnosi tra passato e futuro

La bolla di realtà che ci avvolge è figlia di dinamiche profonde e ben conosciute in psicoanalisi, i cui massimi esponenti si possono intravedere in Trump e Musk, due paradigmi della stessa moneta. Il primo si richiama al passato, al vecchio sogno americano, al benessere e sicurezza persa, alla superpotenza, al paradiso terrestre perduto per colpa degli altri o per essere stati troppo buoni (?!). A nulla serve spiegare che il passato non si ripropone mai nella stessa maniera, che il presente è un continuo flusso in cui le variabili sono molteplici. L’America del sogno americano non aveva concorrenti, paesi emergenti come Cina, India, Brasile, per non parlare dell’Europa devastata da due guerre mondiali, era un mondo lontano. Pensare che si possa fare un salto all’indietro, recintare un’epoca senza tenere conto del contesto attuale è risibile, è un racconto per bambini. Farebbe meglio Musk promettendo di costruire la macchina del tempo per nostalgici d’annata. Nello stato di ipnosi trumpiano non importa quante volte al giorno Trump cambi idea, quanto contraddittorie e dannose siano le sue decisioni, i suoi elettori non le percepiscono, lo stato ipnotico è così profondo che al limite fa dire, lui sa cosa fare, se ci fossero gli altri sarebbe anche peggio.

A differenza di Trump, Musk punta il suo sogno inconscio nel futuro, propone un ambiente libero dal carbon fossile, microchip che si potranno impiantare sugli umani, trasporti a velocità spaziale in gallerie sottovuoto, un mondo nuovo da ricostruire su Marte. Per Musk il bello deve ancora venire. Peccato che nel suo sogno mancano i tempi di realizzazione, gli effetti collaterali, il senso di questa corsa e della vita stessa. E’ una speranza buttata lì, un faro di luce divina del mondo che verrà. Come per le macchine Tesla spacciate per il massimo della green economy, abbiamo capito che da un lato non inquinano ma l’estrazione dei minerali rari per produrre le batterie e lo smaltimento sta producendo effetti negativi di portata maggiore e imprevedibile. Poco importa chi paga, il futuro va avanti, tocca mantenere il sogno. 

Trump e Musk un carisma mistico

Sia Trump che Musk hanno accumulato un carisma mistico, simile a quello di Padre Pio o della Madonna di Medjugorje. A prescindere dalla scarsità dei miracoli effettivi, le presenze annuali nei luoghi di culto non riduce di un solo pellegrino. La speranza, la fede è così forte che non barcolla di fronte alla confutazione argomentativa. E’ come se la scienza volesse confutare le religioni, per quanto si sforzi è fatica sprecata.

Una élite di ipnotisti

Lo stato ipnotico non si sostituisce alla politica, non corrompe la democrazia, non cambia la società di colpo, ma la pervade, si insinua negli interstizi, riempie i vuoti, toglie i dubbi e ti da l’impressione di poter fare la differenza. E’ un inganno che trova la sua fortuna nel far credere che non esiste, noi non siamo in trance ma liberi. Bastano ricette semplici, slogan come “Make American Great Again” o “we can” di Obama memoria per sognare. Una piccola precisazione, l’ipnosi non è generata solo da un’area conservatrice di una destra ideologica di antica memoria, ma ingloba un intero mondo politico affarista economico finanziario, una élite preoccupata di mantenere lo status quo. Tant’è, chi sperava che Obama avrebbe tolto quel sottile velo di razzismo afroamericano è rimasto deluso, così pure il welfare sulla sanità, ha allargato le maglie ma non ha fatto un sostanziale cambiamento. Per non parlare della politica americana imperialista nel mondo, Obama ha consolidato l’idea di superpotenza.

I Social vacuità che si fa essenza

I Social ti danno la possibilità di dire la tua, fare opposizione, criticare, essere un ribelle, solo apparenza niente di concreto. I famosi “leoni da tastiera” imperversano nel web, sono inglobati e generatori a sua volta di ipnosi collettiva.

Trumpisti nostrani

Trump e Musk sono semplicemente un archetipo di un “modus operandi” globale, se guardiamo nel piccolo troviamo gli stessi apprendisti stregoni in casa nostra, così pure in tutta Europa. Pensiamo a Salvini che un tempo era per la secessione della Padania, contro Roma ladrona, contro il Ponte sullo stretto, contro il sud scialacquone, contro l’immigrazione, contro le accise sulla benzina, contro la legge Fornero, oggi ha ribaltato tutto con buona pace dei suoi elettori. Stesso discorso per Renzi che dopo la sbornia dei voti conquistati alle europee si era convinto di potersi giocare la carta del bluff al Referendum, o vittoria o dimissioni dalla politica, è ancora lì in Parlamento con il suo sagace umorismo toscano. Stesso discorso per la Meloni, unita con Salvini contro l’immigrazione e le accise sulla benzina, contro la UE, sovranista convinta, è diminuito di un solo immigrato o di qualche centesimo il costo della benzina? Il sostegno alla Von der Leyen non è passato grazie alla Meloni? Si potrebbe scrivere un libro sulle contraddizioni palesi e vergognose, di uno o l’altro schieramento, ma a che servirebbe sotto ipnosi?

In conclusione

La domanda sorge spontanea, è la politica che corrompe gli uomini, oppure gli uomini corrotti vogliono fare politica? Ogni tanto qualcuno non volendo essere definitivo, risponde è un po’ l’una e l’altra cosa e non si accorge che questa terza via porta ad un paradosso, se un 50% è corrotto ed un altro si può corrompere possiamo avere comunque il 100% di marciume. Non è questo il punto, piuttosto capire chi corrompe chi e per che cosa? Che rapporto di forza c’è tra corruttori e corrotti? Quali sono i margini di azione della politica? Non è forse troppo tardi per invertire la tendenza?  La storia insegna che quando le ingiustizie, sofferenze, inquietudini superano l’asticella sono pronte a fare implodere il sistema, aggiungo, tanto più se ci troviamo in uno stato di ipnosi.

Se è vero che la democrazia e la politica sono una bolla immaginaria indotta da uno stato ipnotico irreversibile, quali sono gli spazi per recuperare la Consapevolezza? L’uomo è ancora un animale razionale, magari non ancora stabilizzato, ma pur sempre ragionevole oppure è solo volontà di potenza? Volontà di pochi sui più.

Domenica 3 Agosto 2025

Ferdinando Chinè

martedì 13 febbraio 2024

 

La Nato si prepari ad un decennio di guerra con la Russia


Nel bel mezzo del Festival di Sanremo certe notizie passano in secondo piano, per non dire offuscate, rovinano il clima post natalizio al calar dell’inverno in attesa del Carnevala e della Primavera. C’è sempre un motivo per rimandare i problemi. Come dice Amadeus, per una settimana godiamoci Sanremo senza i problemi del mondo, della politica e le italiche polemiche, poi riprendiamo come nulla fosse successo. Le pause sono molto importanti, dovremmo proporre la stessa cosa a russi e ucraini, così pure a israeliani e palestinesi dei fermi tecnici, un festival per rilassare la mente dalla quotidianità, un modus operandi per stare nel “qui ed ora”, in barba al passato e futuro che non c’è.
In questi giorni di “fermo relax” sappiamo tutto, giornali, media e social non tralasciano nessun dettaglio, il cachet di questo divo di quell’altro, i mal di pancia di tizio e di caio, le parole delle canzoni che hanno irritato o preso plausi, gli ascolti, lo share, le classifiche, addirittura con il Fantasanremo è stato possibile partecipare alla kermesse vincendo nel gioco e nella vita. Mentre noi ci affatichiamo per capire chi vince, chi perde, chi condurrà il prossimo Festival, il Segretario Generale della Nato ha ben altre preoccupazioni e fa il giro delle sette chiese portando il “verbo” urbi et orbi.

Da Berlino nelle pagine del quotidiano tedesco Die Welt. il segretario Jens Stoltenberg ha precisato che la guerra tra Russia e Ucrania è destinata a perdurare almeno per altri dieci anni. In sostanza il suo ragionamento è chiaro, facciamocene una ragione, cerchiamo di capire che il cattivo è Putin, male intenzionato ad occupare tutta l’Europa. Sembra una notizia in esclusiva trafugata grazie all’impegno di agenti 007 della miglior trazione. Spy story dei bei tempi della guerra fredda. Per prepararci all’inevitabile è tempo che ogni Alleato Nato faccia del suo, l’industria bellica deve riprendere i ritmi di produttività a passi veloci pena la soccombenza e la fine del mondo. Un’intervista laconica e diretta, ma con un preciso intento, serrare le file e preparci al peggio.

Non dimentichiamo che da Gennaio è iniziata l’esercitazione Nato Steadfast Defender 2024 che durerà fino alla fine di maggio. Nella colossale operazione di addestramento sono impegnati oltre 90.000 soldati, 50 navi e 80 aerei. Si tratta di una simulazione Nato per una guerra totale contro la Russia in cui viene messo nel conto anche l’utilizzo di armamenti nucleari. La tensione è altissima, l’imprevisto è dietro le porte, basti pensare che nella precedente operazione Nato (Steadfast Noon – Ottobre 2023), la Russia ha deciso di fare contestualmente un’esercitazione altrettanto imponente, grazie alla quale due missili hanno rischiato di combinare l’irreparabile. 

Nel frattempo, il nostrano “movimento dei trattori” si è portato a Sanremo con l’intento di farsi ascoltare e cantare a tutti le proprie ragioni, anche a causa della Guerra in Ucrania le incongruenze sono diventate insostenibili. I vantaggi fiscali e politici concessi all’Ucraina stanno impattando fortemente sulla nostra agricoltura. Non solo la questione energetica, ma l’importazione forzata in Europa di frumento, cereali ed altri prodotti agricoli destabilizza il mercato interno, già colpito dai cambiamenti climatici. 

Mentre Stoltemberg si sbraccia e gira il mondo per convincere gli alleati a spendere di più per armamenti e munizioni, Donald Trump fa il verso contrario, annuncia che se sarà eletto Presidente dell’America si defilerà dalla Nato e dalla Guerra in Ucrania. Questo perché? Perché gli Alleati spendono meno del 2% in Difesa Militare, non può l’America farsi carico della sicurezza del pianeta. In altre parole Stoltemberg e Trump sono due facce della stessa medaglia. 

In conclusione, la Meloni intende portare avanti la sua riforma istituzionale sul “Premierato forte”, secondo una vecchia tesi che vede il nostro paese ingovernabile, occorre più decisionismo e meno impedimenti nelle scelte. Ma è proprio così? In un contesto globale in cui pochi decidono per tutti sui destini dell’umanità, laddove il rischio di una catastrofe nucleare fa parte del gioco e tocca solo essere più aggressivi, al limite colpire per primi, probabilmente di tutto abbiamo bisogno tranne che decisionismo, di giocatori di scacchi, generali e lobbisti delle industrie militari. C’è bisogno di consapevolezza di condivisione dei cittadini, sentirsi parte di una comunità. Semmai si ha l’intenzione di aumentare le spese militari va fatto con un Referendum poichè sarebbero risorse sottratte ad altri servizi con la sanità, la scuola, la giustizia. Stesso discorso per aderire, aiutare o muovere guerra ad altri paesi sono i cittadini che devono scegliere. Fino a prova contraria proprio quelli che ora decidono non andranno in guerra, sono i giovani a pagare le conseguenze, con queste scelte c’è il rischio che rubiamo il loro futuro.

Allo stato attuale la sfiducia verso la politica ed i partiti è altissima, tanto in Italia quanto in Europa, punte del 40% di astensionismo dicono tutto dello stato delle cose.Tra partiti di maggioranza, opposizione e varie sfumature, chi governa non ha mai la maggioranza reale del paese, come si può pensare di avere una delega n bianco per problematiche di così grande importanza?

A meno che, nella mente di qualcuno il popolo si può preoccupare del festival di Sanremo, chi vince, chi perde, gli ospiti e chi condurrà la kermesse del prossimo anno. Ad altri il compito di gestire i destini del mondo.

12 Febbraio 2024

Ferdinando Chinè

mercoledì 31 gennaio 2024



Jannik Sinner lo sportivo con i piedi per terra e il paradiso in una terra vicina

Jannik Sinner vince gli Australia Open, l’Italia esulta e qualcuno rosica. In estrema sintesi lo stato delle cose tra giornali e mass media. L’ultimo trend che risucchia come un buco nero spazzatura e pochezza della vita politica, sociale e morale di un paese, un’Europa alla deriva. Meglio di una soap opera, al pari di una coppa del mondo di calcio, una coppa uefa, una moto gp o una formula uno, le ATP Finals e lo slam di tennis hanno dato a Sinner oneri e onori che si meritava. Tutti si vogliono congratulare con lui per la grande impresa sportiva, incominciando dal Primo Ministro Georgia Meloni, al Presidente della Repubblica, ci manca solo il Papa. Fortune e sfortune della vita sono accidentali la cornice in cui avvengono è quasi sempre contingente. Ecco che riappare la questione dei “paradisi fiscai”, quei paesi che senza tante domande, pochissime tasse accolgono capitali e sedi legali di aziende del peggio e del meglio del panorama mondiale.  

Nella soap opera mediatica Jannik Sinner c’è tutto il trash dei giorni nostri, una mistura di populismo, moralismo, patriottismo, legalismo e chi più ne ha più ne metta. C’è chi accusa Sinner di essere un traditore del bel paese, un opportunista che ha scelto la sede legale e amministrativa a Montecarlo per evadere le tasse, altri che lo giustificano perché è il miglior posto al mondo per allenarsi con fantasmagorici campi da tennis.Per qualcuno addirittura dovremmo ringraziarlo per non aver cambiato la cittadinanza, qualunque paese lo avrebbe accolto a braccia aperte. Altri ancora prendono la pallina al balzo per riaprire una annosa e presunta tassazione esagerata in Italia. Per altri non c’è nulla di nuovo all’orizzonte, sappiamo bene che calciatori, piloti F1 e motogp, gente dello spettacolo, professionisti, aziende di ogni genere e financo umili pensionati d’annata trovano rifugio in quei paradisi fiscali alla facciaccia di ogni regola morale, rispetto della comunità, identità, legalità, si tratta di pura e semplice praticità, c’è una possibilità di usufruire di vantaggi fiscali, perché non approfittarne?

Paradisi o inferni fiscali?

E’ una questione arcinota, si potrebbe fare un lungo elenco di personaggi che sono stati beccati con le mani nel sacco con patrimoni impensabili, sfuggiti ad ogni controllo. Basti pensare al più noto degli scandali globali quello dei “Panama Papers”, coinvolte oltre 214mila società di ogni parte del mondo, imprenditori, capi di stato, uomini politici, mafiosi patentati, amministratori delegati con un bel gruzzoletto nascosto e inaccessibile a qualsivoglia azione legale. A titolo di curiosità nella lista dei furbetti non manca nessuno, dai simboli di sportività e fair play come Platinì e Messi, ai noti oligarchi russi sporchi e cattivi, per passare da eroi nazionali come Zelensky. Vere icone dei tempi moderni che di colpo si scoprono nelle loro nudità meno aulici e più terra terra. Niente di male, è tutto consentito dalla legge.

Non si contano i reati che si potrebbero nascondere dietro ogni singola moneta presente in quei “nascondigli paradisi fiscali”. Unitamente a proventi legittimamente acquisiti, tanti capitali ombreggiano provenienze ambigue. Le cosiddette “società di comodo” coprono di tutto, speculazioni finanziarie, edilizie, dal traffico di armi, droga, prostituzione, sottrazione di risorse pubbliche, corruzione, conflitti di interesse, truffe e chi più ne ha più ne metta. Non è salutare immaginare quante lacrime e sangue passano attraverso quei capitali nascosti e al sicuro. Eppure, “così è se vi pare”. E’ interessante vedere come tante inchieste giornalistiche, come quelle di Report, strada facendo scoprono tanto malaffare ma quando arrivano al punto finale pronti a dimostrare l’intero filone criminale manca un tassello importante, le informazioni bancarie sottochiave nei paradisi fiscali.

Timidi tentativi per risolvere la problematica, figli di proclami roboanti in capo all’OCSE, Europa nochè in Italia, sono stati fatti, con il risultato paradossale che gli unici poveretti toccati da tanto rigore sono le persone fisiche, qualche povero pensionato che dovrà dimostrare l’effettiva presenza fisica in quei paesi per poter usufruire di un briciolo di pensione in più. Si tratta di pochi spicci, magari sommati a tanti poveretti il gruzzolo sale, ma nulla a che vedere con i capitali di società offshore o dei personaggi noti citati. Il Decreto 4 maggio 1999 si è preoccupato della pagliuzza nell’occhio dei pensionati anziché vedere la trave nel posteriore del senso civico, moralità di una intera comunità. In compenso nel Decreto si è detto a chiare lettere quali sono i paesi della “black list” ed ogni anno l’Agenzia delle Entrate aggiorna l’elenco, ma in buona sostanza rimane sempre lo stesso con buona pace di tutti. 

In conclusione, Sinner fa ciò che può, gioca nei fantasmagorici campi di tennis del Principato di Monaco ed allo stesso tempo usufruisce della migliore tassazione del mondo. I moralisti guardano le pagliuzze negli occhi, i patrioti hanno il loro momento di gloria, i giovani sognano di poter seguire le orme di Jannik nello sport elite per antonomasia, televisioni giornali e radio pucciano il biscotto, i pensionati che vivono nei paradisi fiscali sono gli sfigati di questa soap opera, mentre i politici se la ridono e tutti vissero felici e contenti. 

 1 Febbraio 2024

Ferdinando Chinè

 

 

 

venerdì 3 dicembre 2021

FENOMENOLOGIA ed ONTOLOGIA del Sindacato Militare

 Contro le sirene che cantano “rimanda a domani quel che puoi fare oggi”

Siamo in dirittura d’arrivo, prima delle vacanze estive il Parlamento potrebbe approvare la legge sui Sindacati Militari. Nata nel segno di un parlamento improbabile e con un Governo impensabile dopo mille peripezie, con due esecutivi differenti e con l’auspicio di altri obiettivi, giunge al traguardo azzoppata, con tanti buchi e il malcontento degli addetti ai lavori.
A dare il via concreto alla DDL Corda è stata la sentenza della Corte Costituzionale n.120/2018 su ricorso presentato dall’Associazione Solidarietà Diritto e Progresso (Assodipro) nel lontano 2012, prima al Tar, poi al C.d.S ed infine all’alta Corte. Contestualmente è stato proposto ricorso alla CEDU.
A nulla sono servite le audizioni in Commissione Difesa, a parte le desiderate degli Stati Maggiori, i suggerimenti degli altri attori in gioco sono stati considerati come non avessero detto niente. Nota dolente è che tra tanti interlocutori proprio l’Associazione da cui è partito tutto non è stata interpellata alla facciaccia della storia e di chi ha pagato di persona. Poco male, la vita va avanti.
Nel frattempo, in questi due anni grazie all’ex Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, in attesa della legge “ad hoc” ha pensato bene di aprire le porte ai Sindacati Militari, ha dato il via libera alla costituzione delle sigle fermo restando alcuni principi stabiliti dal parere del Consiglio di Stato. Nonostante, il pensiero contrario di Stati Maggiori e del Cocer, il Ministro Trenta non poteva fare diversamente, poiché nella sostanza sia la Sentenza della Corte Costituzionale n.449/1999 (anche questa Assodipro), sia quella recente del 2018 fondamentalmente si è convenuto che la vigente Rappresentanza Militare - il Cocer nella sua massima espressione - era stato assodato di essere INADATTA, INCONFERENTE, IMPOSSIBILITATA, INADEMPIENTE, IMPOTENTE a rappresentare democraticamente le istanze del personale. Questa è la sostanza del contendere, non c’è nulla da aggiungere.
Tutti nominano la Sentenza CC 120/2018 è pochi conoscono la genesi, il percorso le Sentenze del Tar e Consiglio di Stato che si sono pronunciate dal 1996 fino ad oggi, il significato ultimo della Corte Costituzionale. Non è mai stata fine a se stessa la contraddizione tra la Carta Costituzionale e la “Legge dei Principi” L.382/78 poi confluita nel COM. Ma, il merito stesso del sistema della Rappresentanza Militare, il divieto costituzionale è accidentale, interpretativo, ermeneutico non sostanziale. La discendente “Legge dei Principi” sulla Rappresentanza avrebbe potuto essere più democratica, rappresentativa, efficace, efficiente di qualsiasi sindacato senza alcuna preoccupazione del contrasto costituzionale. Si potrebbero fare alcuni esempi in cui la legge vivente è più avanti della Costituzione e nessuno si sente in dovere di richiamarsi per tornare indietro.
I punti dolenti della R.M. in contrasto con un organismo civile e democratico
Nel nostro specifico caso, i punti che l’hanno resa inadatta sono arcinoti e vale la pena di ricordarli. La R.M. non è autonoma giuridicamente e amministrativamente, non è democratica il vertice appartiene sempre al più alto in grado, le Categorie non sono rappresentate in modo proporzionale a discapito dei gradi bassi più numerosi, ha un ruolo esclusivamente propositivo, collaborativo, concertativo e non contrattuale, priva della libertà di pensiero comunicativa, tutela gli interessi collettivi e non quelli individuali, non si può costituire parte civile, non esiste alcun meccanismo di sfiducia e resta l’unico attore in gioco per la tutela degli interessi del personale, può essere prorogata per legge nonostante la contrarietà degli elettori. A queste disfunzioni macroscopiche, figlie di un sistema altamente gerarchizzato, solitamente definito “sindacato giallo”, si aggiungono altre sofferenze come le materie limitate, la possibilità di dialogare con altri sindacati, le ripercussioni di carriera (positiva e negativa) sui Delegati, un sacco di cose che hanno sempre imbrigliato l’essenza democratica e civile della RM. Queste sono le incongruenze ontologiche principali su cui si è basata la battaglia in solitaria di Assodipro. Il Sindacato militare sul modello europeo è il punto più alto di arrivo, nella fattispecie di quello tedesco, olandese, svedese. Non è un caso che sin dalla sua costituzione è stata membro a pieni diritti in Euromil l’organizzazione che raccoglie tutti i Sindacati ed Associazioni di militari.
Già nel ricorso al Tar nel ‘96, poi al C.d.S. ed infine alla Corte Costituzionale nel “99 si era detto tutto con estrema puntualità ma con una differente decisione della Corte (n.449/99). Quella Sentenza, nonostante le motivazioni erano pressoché le stesse del 2018, fu di tutt’altro tenore. Ovvero, si riconobbe la vacuità, debolezza, insufficienza della Rappresentanza ma non si ravvisò l’incostituzionalità posta a limite dei militari nella L.382/78. Allo stesso tempo il giudice dette precise indicazioni al legislatore per procedere ad una riforma della RM in senso più civile e democratico. Non una scatola vuota incardinata in una gerarchia e burocrazia amministrativa, priva di qualsivoglia possibilità di influire, ma un organismo in grado di recepire le istanze del personale concretamente. In questi 20 anni e passa, ogni Parlamento, Governo, maggioranza e opposizione del più piccolo partito ha proposto leggi per riformare la Rappresentanza, con il semplice gioco di proporre il massimo quando erano all’opposizione e dare il minimo una volta al Governo. In questo gioco di palleggi il rimando era sembra la soluzione migliore. A dispetto del ruolo parlamentare che dovrebbe essere al disopra dei partiti e del Governo pro tempore. In un mio libercolo di qualche anno fa intitolato “Dietro le quinte”, ebbi a scrivere che non ci sarebbe stata alcuna riforma della RM per una sorta di interessi contrapposti, sovrapposti, confliggenti e complessi. Per gli stati maggiori era impensabile la cessione di piccoli spazi propri a favore del personale, la politica di destra non vuole il sindacato perché chi lo rivendica è di sinistra, la politica di sinistra non vuole il sindacato perché la stragrande maggioranza dei militari è di destra, per i sindacati confederati avere concorrenti al di fuori della loro influenza non piace in alcun modo. A questi attori primari si sono sommate strada facendo studi legali, ditte private che sul malcontento e ingiustizie sui militari ci hanno campato alla grande. Basterebbe andare sul sito di Giustizia Amministrativa per contare le migliaia di ricorsi – singoli e collettivi - per svariati motivi, trasferimenti, note caratteristiche, avanzamento, punizioni, mancate indennità, concorsi e chi più ne ha più ne metta. Un fenomeno tutto militare, cosa nettamente diversa dai poliziotti che hanno il sindacato in luogo della RM, men che mai del restante pubblico impiego.
Un po’ di storia, la Legge 382/78 – Norme di principio e disciplina militare
Sin dall’inizio dei lavori parlamentari e fino all’emanazione della “Legge dei Principi” (L.382/78), la domanda che si andava allargando se valeva la pena approvare una Legge sulla Rappresentanza monca oppure era meglio di niente. Un quesito divisivo tutt’ora presente che non si è mai giunti a conciliazione, era un accordo al ribasso, un giocattolo elusivo, un cappio al collo che mortificava la dignità del militare oppure l’inizio di un nuovo mondo? Bati pensare che fino ad allora qualunque superiore poteva elargire punizioni come il “pane e pesci” senza il minimo rimorso o dubbio di giustezza. Dopo della Legge fu diverso, non tutti potevano punire solo le autorità definite, le punizioni erano differenti, occorreva la contestazione degli addebiti, il processo, il difensore, i testimoni, una Commissione. Piccole grandi cose tutt’ora ingiuste da porre al vaglio della Corte Costituzionale ed Europea, ma cento volte meglio di prima. Si potrebbero scrivere fiumi di parole per una tesi o l’altra, meglio un lento riformismo ad aggancio oppure la rivoluzione tutto e subito?
Il coro dei NO, “tutto tutto, niente niente”
Ebbene, dopo oltre 40 anni siamo allo stesso punto, la proposta di Legge Corda per alcuni andrebbe emanata nonostante le incongruenze, i difetti e limiti che comporta, per altri andrebbe bloccata e lasciate le cose così come stanno, in attesa del Parlamento che verrà. Il Cocer ovviamente è il primo attore che sin da subito ha trovato tutti i difetti, seguono sigle con all’interno dei Soci Fondatori autorevoli Delegati Cocer (in barba alla Circolare del Ministro), in ultimo qualche purista del diritto ingenuo “lavoratore per il Re di Prussia”. Praticamente gli stessi Delegati Cocer che si sono pronunciati per l’ennesima PROROGA di se stessi in attesa della Regolamento Attuativo della Legge, al fine di non lasciare un vuoto rappresentativo. Dimenticando che tutto il nocciolo della questione gira proprio sull’inadeguatezza dello strumento così come è stato concepito in nuce. Dimenticando che quando erano contrari all’apertura della costituzione dei Sindacati voluta dal Ministro Trenta, già allora potevano e dovevano cessare ogni attività. Poiché se è vero come è stato detto nelle sentenza sopra citate che manca di democraticità (il Presidente più alto in grado), di rappresentatività e proporzionalità tra Categorie, non è autonomo gerarchicamente e amministrativamente, difetta di pluralità e via cantando, ogni sua decisione o Delibera è viziata “ab origine”. Non è un caso che i dirigenti delle FF.AA. sono i più privilegiati del Pubblico Impiego, in proporzione sia allo stipendio, sia ai benefit, sia al numero in organico. Ma non solo in Italia, in tutta Europa, per non dire nel mondo. Se prendiamo le FF.AA tedesche possiamo notare che hanno la metà degli ufficiali presenti nel nostro paese, hanno anche meno gradi, meno scatti amministrativi. Questo vizio originario di un sindacato “gerarchico collaborativo giallo” ha prodotto nel tempo enormi discrasie a vantaggio dei ruoli alti. Il recente riordino della dirigenza, voluto, insistito ed approvato dal Cocer, ha portato ottimi emolumenti e pochissime riduzioni di organico per gli ufficiali. Mi stupisce solo come la politica ci abbia messo tanto tempo per capire evidenti contraddizioni foriere di derive ben più preoccupanti.
Questa neo compagine del NO-Legge ed aspettiamo il prossimo giro, mi ricorda bonariamente “Cetto la Qualunque” e il suo famoso adagio “tutto tutto o niente niente”. Guarda caso poco prima della votazione finale, l’ultimo tentativo in extremis di un malato morente. In via maliziosa, ho l’impressione che si tratta di ritornelli costruiti ad arte nelle stanze di palazzo e diffuse con la solita radio naja per procrastinare, rimandare, lasciare le cose come stanno. Affermare che il DDL CORDA si tratta sostanzialmente “..una Rappresentanza a pagamento..” , è evidente che è una chicca strumentale di elevata qualità.
Un principio minimo di realtà
A questi amici mi preme ricordare un “principio minimo di realtà”, la politica ha fatto piccole modifiche su se stessa solo dopo tangentopoli. I magistrati con tutti i difetti e i pericoli di uno strapotere che potrebbero assumere, sono l’ultimo baluardo a cui aggrapparsi per un pizzico di giustizia. Si potrebbero citare migliaia di casi in cui, la politica, le Amministrazioni, i poteri economici, la forza pubblica hanno dovuto fare un passo indietro grazie ai magistrati. La politica arriva dopo, contrariamente alla sua vocazione che dovrebbe anticipare, prevenire, prevedere. La politica che si preoccupa del consenso, di non toccare i piedi ai poteri forti, inevitabilmente è debole, si sbraccia in promesse ma più di tanto non riesce a fare. I 5 Stelle hanno altre preoccupazioni di mancate promesse in ambito militare, ricordiamo NO-F35, NO-MUOS, MO-MIX FUORI AREA. Per non parlare di quelle più famose, NO-Ilva, NO-Tav. Non parliamo del PD che dalla Sentenza della Corte Costituzionale del ‘’99 ha fatto sempre lo stesso giochino, quando era all’opposizione presentava leggi mirabolanti sulla Riforma della RM, quando incidentalmente, abilmente andava al Governo cambiava ogni intento iniziale. E’ arcinoto questo gioco delle parti. Sugli altri non mi pronuncio, Lega, Forza Italia e FDI sono ontologicamente a favore degli Stati Maggiori e contro i diritti dei militari, per loro il paternalismo gerarchico è l’unica condizione possibile in ambito militare. L’unico compiacimento che mi sento di fare a questi ultimi è di avere sempre la stessa posizione, tanto al Governo che all’opposizione, chiusura totale sull’argomento diritti ai militari.
In conclusione
Quando leggo alcune neo sigle sindacali affermare che il DDL Corda “..è addirittura peggiorativo rispetto all’attuale rappresentanza militare”, oppure qualche pseudo giurista esperto in diritto militare “..è una Rappresentanza a pagamento” mi viene la pelle d’oca. Mi prende l’angoscia, tanto lavoro, tanta tenacia, tanti anni passati sotto il sole cocente non sono serviti a niente. Capisco se queste affermazioni le facciano Delegati Cocer/Coir in forfettaria, capisco se studi legali affermati si preoccupino dei loro interessi, così pure siti di informazione o ditte private che ruotano nel mondo del malessere dei militari, ma le neonate sigle sindacali (a parte quelle con delegati cocer) queste proprio non le capisco. Con quali dati oggettivi rigettano il DDL? Perché non si può adire il Giudice del Lavoro? Le materie di competenza devono essere allargate? L’assenso del Ministro va contro l’Articolo 39 della Costituzione? Non sono inseriti i pensionati come per la polizia? Oppure la differenza di prerogative tra carabinieri/finanzieri e forze di polizia che operano con la L.121/81? Certamente queste sono mancanze, incongruenze da porre al vaglio del Giudice. Ma il salto di qualità democratica raggiunto – tra RM e “Sindacati azzoppati”, hanno vagamente, lontanamente, accidentalmente idea della differenza ontologica tra i due sistemi? Hanno curiosamente una nozione della differenza tra essere semplici messaggeri propositivi di istanze esclusivamente collettive e latori di istanze collettive e individuali in chiave contrattuale? Hanno cognizione di causa della difformità esistente tra un Presidente Cocer gerarchico ed un Segretario sindacale (azzoppato) votato dagli iscritti? Potrei continuare con tutti i punti già evidenziati ma sarebbe inutile, chi vuol capire ha capito. Come cita una sentenza al CdS ci è una differenza ontologica tra Sindacato e RM.
Nel titolo ho fatto riferimento ad una fenomenologia e ontologia sindacale, la fenomenologia intesa sia come sviluppo culturale della società, della magistratura e degli addetti ai lavori. Una volta per aver parlato di Sindacato in una riunione fui chiamato a rapporto. Addirittura, tempo dopo la sentenza 449/99 mi fu intimato di non fare più “certi discorsi” perché la Corte aveva chiuso definitivamente l’argomento. A nulla valeva fare riferimenti all’Europa ed Euromil, nel nostro paese la questione era stata decisa diversamente. Gli stessi miei colleghi antisindacalisti per antonomasia, candidati al coir/cocer oggi li ritrovo neo segretari di sigle, ferventi sindacalisti magari con la sola preoccupazione che sia “..una Rappresentanza a pagamento” (!?) o “un cappio al collo”. Poco male, la storia va avanti nonostante si faccia di tutto per eluderla, curvarla a proprio piacimento.
In ultimo, giova ricordare che il cambio di rotta della Corte Costituzionale nel 2018 rispetto al 1999 è dovuto principalmente alle sentenze della CEDU, altrimenti “campa cavallo che l’erba cresce”, si continuava con la solita liturgia, solita chiacchiera di una riforma che verrà. La Carte Europea all’art. 11 garantisce il diritto per i sindacati di darsi proprie norme e di autogovernarsi, compreso il principio del pluralismo sindacale ed ognuno è libero di iscriversi al sindacato oppure no. Basterebbe solo questo principio per preferirlo alla RM.

San Nicola d’Ardore 22 Luglio 2020

Ferdinando Chinè

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