Recentemente mi è capitato di leggere tre libri che mi hanno lasciato l’amaro in bocca e l’unica soluzione possibile per togliere il retrogusto è stato scrivere queste poche righe con la speranza che qualcuno prenda spunto ed approfondisca gli argomenti, magari sintetizzando una conclusione più ottimista.

I libri galeotti sono “La politica non serve a nulla” di Stefano Feltri, “la Democrazia non esiste” di Pier Giorgio Oddifreddi, e “Ipnocrazia” di Jianwei Xun alias Andrea Colamedici. Ognuno di questi autori giunge a suo modo alla medesima conclusione ci troviamo in una bolla virtuale della realtà, tra un passato che stenta a passare e un futuro che non si intravede. Ciò che sembra non è, il non è non appare, ma è. La prima bolla di realtà è pensare che la politica attuale conti qualcosa, la seconda è che la democrazia in uso corrisponde con quella reale, terza ed ultima bolla che ingloba le precedenti è pensare di essere liberi nelle nostre decisioni mentre invece siamo ipnotizzati e non ci rendiamo conto.
La politica non serve a nulla
Stefano Feltri ci avverte che i luoghi effettivi delle decisioni non sono le vecchie istituzioni, parlamenti, governi, partiti, sindacati, Unione Europea sono simulacri di un presente apparente, luoghi in cui si rimaneggiano gli avvenimenti alla bella e meglio pensati e decisi in altre sedi. I vecchi fondamenti sono Incapaci di intravedere un futuro, all’oscuro del proprio ruolo originario, l’unica preoccupazione dei politici è prendere un voto in più degli avversari per andare al governo, ben sapendo che non hanno tanto tempo a disposizione, prima o poi dovranno lasciare lo spazio agli altri avendo mancato gli impegni. Le promesse restano tali si fronteggiano ad altre promesse senza che nessuno ne abbia a male, perché c’è sempre una ragione per il loro inadempimento, principalmente dovuta alle opposizioni. Un gioco delle parti ben noto.
Un lento degrado di credibilità
Caduto il muro di Berlino e con esso quella cappa fumogena che annebbiava tutto, da “mani pulite” in avanti abbiamo imparato a disprezzare i politici con dettagli puntuali, dalla “Prima Repubblica” alla Seconda abbiamo visto altre differenze, a volte ben peggiori. Negli anni Duemila con il libro di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo la “Casta” abbiamo scoperto le miserie umane dei nostri governanti. Inimmaginabili in alcuni particolari, dopo solo una quindicina d’anni, “mani pulite” appariva il gesto di Ponzio Pilato di fronte a una folla che non trovava spiegazioni alla sua decadenza continua.
Epilogo di questa parabola discendente è stata la rinnovata crescita dei populismi e la nascita del Movimento Cinque Stelle, venuto al mondo con l’intento di sanificare la politica attraverso l’onesta. Il politico sarebbe dovuto diventare un “Nunzio del popolo”, un portavoce e non un rappresentante con pieni poteri di delega nelle varie questioni. Avrebbe dovuto essere trasparente in ogni sua attività, ridursi lo stipendio, realizzare massimo due mandati legislativi, evitare cambi di casacca e per ogni decisione o proposta di legge avrebbe dovuto sentire la base elettorale.
Populisti alla bisogna
Contro questo ceto parassitario e predatorio, populismi di ogni sorta davano ricette mirabolanti, i partiti dovevano essere purgati con l’abolizione del finanziamento pubblico, ridurre il numero di parlamentari, rivedere il sistema elettorale, i grandi manager dello Stato dovevano avere un tetto al loro stipendio e rinvigorire le privatizzazioni pubbliche. E’ cambiato qualcosa?
Il falso Mito del PIL
Il mito della crescita permanente è stato il totem di questi anni, le varie finanziere che prefiguravano crescite dall’1,5 al 2% del PIL si sono verificate tracolli di previsioni. I modelli di previsione non si sono agganciati minimamente alla realtà, le aspettative sono sempre state esagerate, è stato un errore oppure un artificio per tranquillizzare, anestetizzare il sentimento popolare? Un rimando a tempi migliori che non arriveranno mai.
Nella Realtà, è’ puramente fantasia pensare che la crescita possa essere infinita in un mondo finito. I paesi emergenti incombono sul globo instaurando un sistema di continua competizione, se tutto il mondo crescesse anche solo con i ritmi minimi dello zero virgola, il tracollo del pianeta sarebbe ad un passo da noi. La sostenibilità di crescita nella green economy appare più che mai una chimera. Da un secolo e mezzo si continua a confondere crescita, sviluppo e progresso come la triade mistica di ogni salvezza.
D’altra parte, il PIL è uno strumento utile per stabilire il benessere? La ricchezza che aumenta in termini assoluti poi si riversa in giusta misura nel welfare state? Pare proprio di no. I Dati Statistici Reali smentiscono clamorosamente questa idea virtuosa del PIL, negli ultimi decenni la ricchezza si è polarizzata clamorosamente, i ricchi sono diventati più ricchi ed i poveri più poveri mentre la classe media scivola verso il basso. Non corrisponde in alcun modo la crescita del Pil con l’equità sociale, ma i partiti continuano a giocare le motivazioni del proprio successo sulla crescita su questa fantasmagorica bolla, ma non è così
Tecnocrazia Democrazia e Complessità
Tecnocrazia e Democrazia sono in evidente contrasto, laddove si previlegia l’aspetto tecnico ne viene meno la democrazia. Le competenze necessarie per un giusto equilibrio, per comprendere la Complessità di un mondo in movimento sono enormi, passano da una conoscenza economica, giuridica, sociale, geopolitica, ambientale, energetica di livello internazionale, quanti politici posseggono queste preparazioni, possono essere credibili?
Un mondo reale sfumato in una APP
Per capire un minimo come la politica è indietro anni luce dalla realtà basta fare alcuni esempi. Pensiamo alla Kodak arcinota fabbrica di materiale fotografico con migliaia dipendenti in tutto il mondo, ridotta ai minimi termini in poco tempo grazie alla nascita del digitale. Amazon non è una fabbrica, non produce nulla, è solo un centro di distribuzione mondiale di prodotti di ogni genere, attraverso un APP accessibile ovunque è possibile acquistare tutto e di più a danno di un’economia locale. Non ha semplicemente cambiato un sistema di approvvigionamento ma ha stravolto completamente un abito esistenziale. Se prima mi recavo dal gommista per comprare e fare un cambio gomme oggi posso farmele recapitare a casa. Che impatto ha sul territorio, in termini di lavoro, ambiente, socialità e soprattutto tasse? Un dei problemi decantati nell’Unione Europea sono i mancati introiti fiscali delle big company digitali. Come Amazon, Netflix, Uber, TripAdvisor, YouTube, Spotify, booking.com, Google, Facebook, Instagram, WhatsApp, Tik Tok, AIrbnb e chi più ne ha più ne metta. Hai voglia a fare provvedimenti antitrust, mettere multe per fare un po’ d’ordine ed evitare concentrazioni di potere, oramai i buoi sono scappati, catturati, inscatolati, mangiati e digeriti, le sanzioni fanno solletico, danno fastidio come una puntura di zanzara. Le interrogazioni parlamentari per solleticare le simpatie dei tassisti contro Uber non fanno alcuna differenza. Così pure per Airbnb contestato da albergatori, continua ad agire con buona pace della politica, nazionale ed europea.
Il vuoto politico
In questo vuoto politico e di competenze sommato alla crescita dei paesi emergenti, tecnologia, innovazione, grandi capitalisti, imprenditori lavorano dietro le quinte cambiando il mondo all’insaputa dei più. I politici parlano, battibeccano, predicano su Tik Tok, FB, Instagram hanno a che fare qualcosa con la complessità, realtà? Quando ci rendiamo conto del cambiamento avvenuto in altre sedi è già tardi, fermarlo, moderarlo è un gioco di specchi, dove ciò che ti sta davanti è dietro, quello vicino a te è lontanissimo.
Qui non è in gioco la demonizzazione del cambiamento, della tecnologia, non stiamo valutando se Uber sia utile quanto o più la lobby dei tassisti, ma capire quanto la politica, i Renzi, Salvini, Meloni o Draghi di turno possono aver contato o contare nella vita reale. È più facile che Salvini realizzi il ponte sullo stretto anziché fermare Uber. Ma il bello deve ancora arrivare, Google Map già sta provando i sistemi di trasporto senza conducente, assicurano che nei prossimi cinque sarà possibile un servizio senza autista in qualunque città.
I nuovi creatori di Realtà
I nuovi attori che stanno impostando il futuro si chiamano Google, Amazon, Facebook, Netflix. Il Regno di Google ha il 25% di traffico mondiale giornaliero, mentre uno su quattro cerca amicizie sulla FB, Nettflix assorbe il 40% di traffico serale. FB appare come un Repubblica virtuale del mondo, in essa noi cediamo i nostri dati, le nostre foto private, i nostri pensieri, le nostre relazioni, preoccupazioni. Possiamo creare Gruppi, comunità, fare videochiamate, corsi. Non è lontano il giorno in cui FB si occuperà di salute per i suoi cittadini, battere moneta, fare assicurazioni, costruire un mercato proprio, finanziare progetti, insomma una comunità globale in cui tutto è garantito, aldilà del proprio paese di provenienza. L’unica possibilità per ogni singolo individuo è fare parte oppure no, scegliere di aderire cedendo tutti i gradi di intimità o starne fuori.
La Fondazione Bill Gate destina quasi tre miliardi e mezzo per sviluppo e ricerca contro il due e mezzo del nostro paese, Google quasi tre. Per non parlare dei sistemi satellitari per grossa parte in mano ai privati a rovina delle nazioni. Se un paese come il nostro vuole dotarsi di un sistema di difesa nazionale satellitare deve passare attraverso un privato come Musk altrimenti niente. Lo stesso privato che può permettersi di disattivarli a suo piacimento una volta venduti, vedi caso Ucraina.
Il Niente che Nientifica
La politica ha ceduto i propri spazi pubblici di intervento a società commerciali private che hanno saputo approfittare in tutti i campi da quello produttivo, distributivo, lavorativo, economico e sociale in un circolo vizioso di concentrazione di potere. L’Antitrust è la foglia di fico, sentenze, multe, moniti, blocchi contro queste multinazionali arcimiliardarie sono un po’ di acqua fresca nel deserto. Sono meglio di niente ma non cambiano niente. Siamo nel Niente che Nientifica.
Se il capitalismo può fare a meno della politica non vale il discorso ribaltato. Addirittura, nelle visioni utopiche di ultra-capitalisti alla Musk prefigurano un mondo senza lo Stato, un anarco capitalismo dove il mercato nella sua dialettica di ricerca-offerta stabilizzi come una bolla d’acqua da carpentiere il piano orizzontale e verticale. Non c’è bisogno di altro, l’algoritmo pensa a tutto. Non occorrono le nazioni, i confini, territori, religioni, ogni bolla economica produttiva accoglie i suoi cittadini senza tante parole, basta cedere i propri dati e lasciarsi guidare.
La Democrazia non esiste
Nel libro di Pier Giorgio Oddifreddi c’è una attenzione matematica ai meccanismi democratici che risultano svuotati da ogni significato originario, pura forma fine a se stessa. Sono molte le domande che in epoca contemporanea scaturiscono, a prescindere dalla Costituzione anch’essa non è più in armonia con l’evoluzione dei tempi.
Parlamentari e Deleghe a rappresentare
Innanzitutto, nelle democrazie parlamentari fino a che punto la Delega a rappresentare il popolo ha valenza, ci sono dei limiti? Ci sono materie che possono essere escluse? Ad esempio, oggi che la guerra non è più di trincea, di moschetti e granate con rischi ben prevedibili, ma fatta di armi nucleari potenzialmente devastanti per l’umanità, può essere una scelta demandata al politico di turno? Fare una preferenza di aumento delle spese militari sottraendo le risorse allo stato sociale, alla scuola, sanità, servizio pubblico senza una precisa e concreta evidenza di cosa si va a perdere, fino a che punto il politico, il governo ha un mandato? Il governo che dovesse subentrare potrebbe venire meno ad accordi importanti internazionali siglati precedentemente?
Gli Astenuti al voto, qualunquisti o cittadini consapevoli della Realtà
Soprattutto, data l’enorme sfiducia dei cittadini nei confronti della politica che si manifesta attraverso il non voto, è necessario un quorum minimo per poter essere Rappresentanti oppure basta un voto più uno del tuo avversario per prendere un seggio? Non si capisce perché per i Referendum esiste un quorum minimo di firme per essere proposto, un quorum minimo di elettori per essere approvato mentre per essere Parlamentare o fare un Governo no, pazzesco! L’elettore che si astiene al voto non ha alcun diritto di esistenza attiva alla vita cittadina oppure in qualche modo dovrebbe essere considerato? Eppure, anche i non votanti sono cittadini che pagano le tasse, si attengono alle leggi e concorrono alla crescita. Chi è in difetto, la politica che ha perso ogni affidamento o il cittadino che si vede piovere provvedimenti incomprensibili? Non sarebbe il caso di ridurre i parlamentari in percentuale dei votanti effettivi? Tutti i meccanismi utilizzati in questi anni per rafforzare la credibilità e partecipazione politica hanno determinato l’esatto contrario, sistema proporzionale, maggioritario, listini bloccati, preferenze annullate, doppio turno hanno pur qualche colpa nella disaffezione cittadina? E’ solo una questione di meccanismi elettorali oppure la sostanza delle problematiche non viene mai toccata? Può avere una parvenza democratica reale una rappresentanza parlamentare a fronte di poco più del 50% dei votanti, per non parlare del Governo che avendo poco più della metà della metà dei votanti alle spalle decide per tutto il popolo, c’è una qualche obiettività concreta rappresentativa? In ultimo, ci sarà una soglia oltre la quale qualcuno prenderà a cuore il problema, oppure anche un piccolo 20% di votanti effettivi potrà designare un parlamento e un governo, sarà ancora una democrazia rappresentativa? Non sono in gioco le parole, ma la sostanza.
La Costituzione da attualizzare
La Costituzione non manca di dare risposte a queste domande, ma lo fa con un pensiero ed un contesto che non ha nulla a che vedere con oggi. Alle prime votazioni e fino ad una ventina di anni fa c’erano punte di partecipazione pari al 90% oggi che poco meno del 50% si astiene al voto, ha lo stesso valore? Tanto più, alla luce della portata delle tematiche che non hanno solo una dimensione locale, ma un impatto globale. Lavoro, pubblico impiego, sicurezza, sanità, scuola, ambiente, immigrazione, emigrazione soffrono di meccanismi globali, fluidi e veloci che non possono essere minimamente paragonati al 1948. Fare finta di nulla, mettere la polvere sotto il tappeto a chi giova? Fino a quando possiamo andare avanti così?
Ipnocrazia
In questo libro di Jianwei Xun alias Andrea Colamedici sembra accendere un faro sui ragionamenti precedenti per andare più in profondità. Di politica non ne parla, i meccanismi democratici non sono un problema, siamo entrati in un’era in cui saltano tutte le dimostrazioni ragionevoli, la razionalità di ogni singolo umano salta ed entra in gioco la Coscienza, lo stato emotivo, il profondo che è dentro di noi. La realtà è molteplice ed ognuno di noi è immerso in una bolla che lo rappresenta, uno stato di ipnosi da cui è impossibile rilevare alcun ragionamento sensato. Come in una condizione di trance ci muoviamo senza avere consapevolezza del qui ed ora, dei vantaggi e dei pericoli futuri, siamo nelle mani dello psicoterapeuta e a lui dobbiamo affidarci per togliere le nostre paure, frustrazioni e mancanze.
Ipnosi tra passato e futuro
La bolla di realtà che ci avvolge è figlia di dinamiche profonde e ben conosciute in psicoanalisi, i cui massimi esponenti si possono intravedere in Trump e Musk, due paradigmi della stessa moneta. Il primo si richiama al passato, al vecchio sogno americano, al benessere e sicurezza persa, alla superpotenza, al paradiso terrestre perduto per colpa degli altri o per essere stati troppo buoni (?!). A nulla serve spiegare che il passato non si ripropone mai nella stessa maniera, che il presente è un continuo flusso in cui le variabili sono molteplici. L’America del sogno americano non aveva concorrenti, paesi emergenti come Cina, India, Brasile, per non parlare dell’Europa devastata da due guerre mondiali, era un mondo lontano. Pensare che si possa fare un salto all’indietro, recintare un’epoca senza tenere conto del contesto attuale è risibile, è un racconto per bambini. Farebbe meglio Musk promettendo di costruire la macchina del tempo per nostalgici d’annata. Nello stato di ipnosi trumpiano non importa quante volte al giorno Trump cambi idea, quanto contraddittorie e dannose siano le sue decisioni, i suoi elettori non le percepiscono, lo stato ipnotico è così profondo che al limite fa dire, lui sa cosa fare, se ci fossero gli altri sarebbe anche peggio.
A differenza di Trump, Musk punta il suo sogno inconscio nel futuro, propone un ambiente libero dal carbon fossile, microchip che si potranno impiantare sugli umani, trasporti a velocità spaziale in gallerie sottovuoto, un mondo nuovo da ricostruire su Marte. Per Musk il bello deve ancora venire. Peccato che nel suo sogno mancano i tempi di realizzazione, gli effetti collaterali, il senso di questa corsa e della vita stessa. E’ una speranza buttata lì, un faro di luce divina del mondo che verrà. Come per le macchine Tesla spacciate per il massimo della green economy, abbiamo capito che da un lato non inquinano ma l’estrazione dei minerali rari per produrre le batterie e lo smaltimento sta producendo effetti negativi di portata maggiore e imprevedibile. Poco importa chi paga, il futuro va avanti, tocca mantenere il sogno.
Trump e Musk un carisma mistico
Sia Trump che Musk hanno accumulato un carisma mistico, simile a quello di Padre Pio o della Madonna di Medjugorje. A prescindere dalla scarsità dei miracoli effettivi, le presenze annuali nei luoghi di culto non riduce di un solo pellegrino. La speranza, la fede è così forte che non barcolla di fronte alla confutazione argomentativa. E’ come se la scienza volesse confutare le religioni, per quanto si sforzi è fatica sprecata.
Una élite di ipnotisti
Lo stato ipnotico non si sostituisce alla politica, non corrompe la democrazia, non cambia la società di colpo, ma la pervade, si insinua negli interstizi, riempie i vuoti, toglie i dubbi e ti da l’impressione di poter fare la differenza. E’ un inganno che trova la sua fortuna nel far credere che non esiste, noi non siamo in trance ma liberi. Bastano ricette semplici, slogan come “Make American Great Again” o “we can” di Obama memoria per sognare. Una piccola precisazione, l’ipnosi non è generata solo da un’area conservatrice di una destra ideologica di antica memoria, ma ingloba un intero mondo politico affarista economico finanziario, una élite preoccupata di mantenere lo status quo. Tant’è, chi sperava che Obama avrebbe tolto quel sottile velo di razzismo afroamericano è rimasto deluso, così pure il welfare sulla sanità, ha allargato le maglie ma non ha fatto un sostanziale cambiamento. Per non parlare della politica americana imperialista nel mondo, Obama ha consolidato l’idea di superpotenza.
I Social vacuità che si fa essenza
I Social ti danno la possibilità di dire la tua, fare opposizione, criticare, essere un ribelle, solo apparenza niente di concreto. I famosi “leoni da tastiera” imperversano nel web, sono inglobati e generatori a sua volta di ipnosi collettiva.
Trumpisti nostrani
Trump e Musk sono semplicemente un archetipo di un “modus operandi” globale, se guardiamo nel piccolo troviamo gli stessi apprendisti stregoni in casa nostra, così pure in tutta Europa. Pensiamo a Salvini che un tempo era per la secessione della Padania, contro Roma ladrona, contro il Ponte sullo stretto, contro il sud scialacquone, contro l’immigrazione, contro le accise sulla benzina, contro la legge Fornero, oggi ha ribaltato tutto con buona pace dei suoi elettori. Stesso discorso per Renzi che dopo la sbornia dei voti conquistati alle europee si era convinto di potersi giocare la carta del bluff al Referendum, o vittoria o dimissioni dalla politica, è ancora lì in Parlamento con il suo sagace umorismo toscano. Stesso discorso per la Meloni, unita con Salvini contro l’immigrazione e le accise sulla benzina, contro la UE, sovranista convinta, è diminuito di un solo immigrato o di qualche centesimo il costo della benzina? Il sostegno alla Von der Leyen non è passato grazie alla Meloni? Si potrebbe scrivere un libro sulle contraddizioni palesi e vergognose, di uno o l’altro schieramento, ma a che servirebbe sotto ipnosi?
In conclusione
La domanda sorge spontanea, è la politica che corrompe gli uomini, oppure gli uomini corrotti vogliono fare politica? Ogni tanto qualcuno non volendo essere definitivo, risponde è un po’ l’una e l’altra cosa e non si accorge che questa terza via porta ad un paradosso, se un 50% è corrotto ed un altro si può corrompere possiamo avere comunque il 100% di marciume. Non è questo il punto, piuttosto capire chi corrompe chi e per che cosa? Che rapporto di forza c’è tra corruttori e corrotti? Quali sono i margini di azione della politica? Non è forse troppo tardi per invertire la tendenza? La storia insegna che quando le ingiustizie, sofferenze, inquietudini superano l’asticella sono pronte a fare implodere il sistema, aggiungo, tanto più se ci troviamo in uno stato di ipnosi.
Se è vero che la democrazia e la politica sono una bolla immaginaria indotta da uno stato ipnotico irreversibile, quali sono gli spazi per recuperare la Consapevolezza? L’uomo è ancora un animale razionale, magari non ancora stabilizzato, ma pur sempre ragionevole oppure è solo volontà di potenza? Volontà di pochi sui più.
Domenica 3 Agosto 2025
Ferdinando Chinè